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Intervista di Ilaria Bombelli

per Flash Art

 

La mostra da Persano si intitola "Anywhere out of the world", che è poi il titolo di un'opera esposta. È una citazione da Baudelaire. Puoi spiegarmi perchè hai scelto questo titolo?

Perchè è per te così forte il concetto di essere "ovunque fuori dal mondo"?

Anche l'intero tuo lavoro è incentrato su questa tematica. Le tue figure, come tu dici, sono "sempre isolate da ciò che succede". Perchè?

It titolo e' una interpretazione di Paul Auster in City of Glass, della frase di Baudelaire:"Il me semble que je serai toujours bien la' ou' je ne suis pas".
(Mi sembra di essere sempre la' dove non sono).
I libri di Paul Auster mi hanno accompagnato negli ultimi 5 anni, da quando mi sono trasferita negli Stati Uniti e mentre lavoravo per la personale mi ha stupito rileggere questa frase, che ho sentito cosi vicina alla tematica che stavo affrontando.
Ovunque fuori dal mondo fa pensare ad un'evasione dal mondo reale. Ma ad un analisi piu attenta e' una frase che non specifica di quale mondo si stia parlando.
Mi interessa il sottile confine che separa il mondo interiore da quello esteriore.
E' fragile il limite fra il mondo razionale e la follia, e' un passaggio mentale che cambia la nostra percezione dell'esterno. E' un'incognita che si pone chi e' fuori, di fronte al mistero di un corpo mentalmente assente. Ma e' una dimensione reale per chi e' dentro, per cui esiste una sola realta', quella legata alla propria percezione, che sia una follia o che sia razionale.

Perché hai scelto il "personaggio" dell'homeless?

Rappresenta proprio questo sottile confine superato, fra un mondo esterno, fatto di relazioni (razionali) e una realta' interiore, di pensiero, che ad un certo punto scivola in un mondo parallelo, in cui cambiano regole e il concetto stesso di reale.
Pensa ai libri in cui le parole sono il pensiero del protagonista del romanzo, per esempio.
Siamo dentro la testa di qualcun altro e ascoltiamo la realta' cosi come viene percepita. Poi pensa se questa testa lentamente, pensiero dopo pensiero, impazzisce: la realta' che ci viene descritta viene trasformata, ma per noi continua ad essere reale, perche' quel tipo di informazione e' tutto quello che abbiamo. Solamente quando un elemento esterno giudica le gesta del soggetto, capiamo che la relazione fra i due spazi non funziona piu'. Ma visto da dentro e' tutto normale.
Mi interessa lavorare sul passaggio di energie fra un corpo e l'altro e lasciare aperta l'incognita che nasce in una relazione muta.

Quale valore attribuisci al concetto di "sleeping"? Il dormiente mi pare lontano dall'immagine del sognatore

Il corpo abbandonato di un uomo mentalmente assente, ci pone di fronte all'impossibilta' di relazionarci l'uno all'altro, se non attraverso energie, date dalla forma e dal mistero. Di fronte ad un corpo con gli occhi chiusi nasce il dubbio di dove sia quella mente, cosa sia successo poco prima, cosa succedera' un attimo dopo.
La fase del sonno, intesa in chiave analitica, appare nella mia ricerca nel 1996, come spazio in cui dialogare con se' stessi in un fluttuare fra presente, passato e immaginazione. Contemporaneamente e' un momento che si inserisce nel mondo "esterno" che continua il suo corso, mentre noi per un arco di tempo di assentiamo mentalmente.
La dimensione senza tempo che appartiene al sonno costruisce un mondo parallelo, di pensiero.

"Being sleeping" è diventato, nella mostra da Persano, "sleeping landscape". Intendo dire che le due figure sono simili ma l'"essere" dormiente si spersonalizza diventando metafora di un paesaggio dormiente. Come mai questo passaggio ontologico?

I tessuti che avvolgono, nascondono e proteggono nella mostra da Giorgio Persano sono simbolo di un universo dalle mille forme che si specchia e sintetizza in patterns differenti. Insieme al concetto di "specchio dell'universo", che appartiene anche alle montagne di stracci di Pistoletto, mi interessa un valore affettivo ed energetico che e' proprio delle stoffe, quando entrano in relazione con la nostra quotidianita'.
In "Paesaggio dormiente" il mucchio di stracci diventa isola fluttuante (e' sollevato 5 cm da terra, quel tanto che gli da un senso di levitazione), gli occhi chiusi della figura nascosta sottolineano l'impenetrabilita' dell'isolamento mentale, mentre la fase onirica si materializza nella metamorfosi di un mucchio di stracchi in montagne.

Perché tendi a sottolineare che solo il volto della figura è privo di tridimensionalità? In che senso questo "determina che ci sia un unico punto di vista" (come tu dichiari)?

Mentre lavoro relaziono la scultura allo spazio reale come ad un grande foglio. La prospettiva dei tessuti che coprono la figura segue delle leggi di prospettiva, per esempio non posso prendere la scultura e disegnarla sul tavolo, perche' il disegno finale si deve relazionare con la realta'. La stessa cosa con le luci, che dialogano con lo spazio come con la figura che nasce dal mio immaginario mentre lavoro.
In alcune sculture il volto piatto sottolinea che il disegno nasce con un unico punto di fuga. Quando l'occhio dell'osservatore incontra quel punto di vista la lettura dell'intera immagine non e' piu disturbata da strane prospettive.

Nei tuoi lavori il procedimento scultoreo è abbastanza atipico: usi degli stracci e della stoffa su cui intervieni con matita o biro blu. Puoi spiegarmi il motivo per cui intervieni in questo modo e perché hai scelto questi materiali?

Per me ogni cosa e' un possibile materiale per fare scultura, persino il tempo, che considero uno dei principali con cui relazionarmi sin dall'inizio del lavoro.
Nelle sculture la forma mi nasce fra le mani, usando prodotti propri della pittura e del disegno, come carta, colla, stoffa che preparo quasi come farebbe un pittore e matite colorate.

Ha il colore blu un preciso significato nel tuo lavoro?

Mi interessa la dimensione senza tempo che appartiene al blu. Mi sembra congelare un momento.

Forza e fragilità. Che importanza dai a questo binomio? Come i due termini si inseriscono nel tuo lavoro?

Forza e fragilita' sono due energie opposte, ma in quanto tali potenzialmente elevate entrambe.
Mi incuriosisce la forza di momenti fragili e inafferrabili come il passare del tempo, dei pensieri (soprattutto quelli che non razionalizziamo) degli umori, l'energia che si nasconde in una forma, il dialogo che crea la percezione. Prediligo i materiali che registrano e raccontano la nostra relazione col tempo, in un dialogo fra la mente e il caso. Per questo il disegno e' cosi centrale in questa fase della mia ricerca, per me e' un nodo che unisce costruzione razionale con immaginazione, secondo dopo secondo.

In che misura l'isolamento e la solitudine sono per te così importanti, come artista e come persona?

Mi interessano sia il caos che l'isolamento, in quanto elementi contrari. Scelgo materiali nella vita di relazione con gli altri ma il lavoro nasce nella solitudine del mio studio, spazio prezioso che proteggo e intervallo a momenti di comunicazione e informazione.

In che modo pensi che la tua scultura, volutamente così chiusa in se stessa e incomunicabile, si possa relazionare con il pubblico e lo spazio espositivo? Sono sicura che una comunicazione, seppur non manifesta, esiste. Qual è secondo te?

Quello di cui stai parlando credo sia l'energia ­ o il mistero- dell'arte, che appartiene ad una forma che sia figurativa o che sia astratta.


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