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Tema Celeste Contemporary
Art
numero 85, pagine 70/71
Self-portrait
Milano, giugno 1999
Dormo.
Scelgo questa vita parallela per entrare nella realtà delle
cose, ma in modo differente, totale, perché in quelle ore
fluttuo tra il passato, il presente e l'immaginazione ; forse
la realtà stessa è immaginazione e forse quello
che sogno è verità.
Se la vita è nella testa, nel pensiero, allora il sogno
è quanto di più autentico noi viviamo.Mi affascina
l'ermetismo del corpo, la sua capacità di isolarsi dall'esterno,
mentre vive emozioni e attraversa immagini la cui differenza risulta
talvolta impercettibile.
Amo dormire perché in quel momento avvengono incontri importanti;
la mia razionalità abbassa le difese e in quel fluttuare
di emozioni entro nella totalità della vita, in un presente
che è sintesi del mio vissuto, ormai liberato in immagini
oniriche. Si tratta dell'allucinazione che ci portiamo dentro
durante il giorno quando, riaprendo gli occhi per un attimo, talvolta
percepiamo quella parte di noi sfuggevole e indefinita.
Artissima. Performance
a cura di Francesco Bernardelli in collaborazione con il Castello
di Rivoli e la Galleria d'Arte Moderna, Torino
A pillow to talk to
yourself , 1997-2000. Silicone
Torino, 9 ottobre 1999
Oggi ho esposto la mia intimità ad Artissima. Mi sono mostrata
nuda sotto un lenzuolo bianco mentre dormivo sul mio cuscino con
l'orecchio di silicone. Sono riuscita a isolarmi da tutto e ho
regalato agli altri una visione lunga più di due ore della
parte più privata della mia vita: quella in cui mi sento
più vulnerabile.
Sono due anni che analizzo il mondo del sonno e oggi ho pensato
di essere pronta a mostrarmi agli altri, a contrappore due realtà
opposte: la mia, intima e silenziosa e quella della folla all'opening,
caotica e confusa.
Il corpo che dorme è un mistero: non si sa dove sia realmente,
chi stia riposando; solo il corpo è in questo mondo, ma
la testa è lontana, avvolta in un calore embrionale: il
corpo sotto le coperte, sprofondato nel materasso, la mente sotto
il cuscino...ogni oggetto si carica dei miei odori, chissà,
forse anche dei miei stati d'animo
Oggi gli altri non esistevano. Ho percorso un viaggio dentro a
me stessa, accompagnata dal suono del respiro amplificato nella
stanza. Mi sono sentita dentro la pelle e mi sono staccata da
tutto.
Tornare nello spazio reale è stato estremamente violento.
Non ero pronta. Non capivo cosa accadeva, pensavo fosse sonno,
invece credo di aver sfiorato uno stato di trance, mi sono incamminata
dentro me stessa e l'ho fatto in mezzo a tanti spettatori che
andavano e venivano. Non c'era tempo: solo un flusso continuo
che mi portava via, scandito dal ritmo del respiro. La luce che
mi illuminava si è spenta e io ho aperto gli occhi, ma
non ero pronta ad alzarmi, non ero ancora tornata, non potevo
incontrare gli altri, erano ancora troppo distanti.
Così il mio corpo cedeva. Il mio pallore era all'eccesso.
Qualcuno voleva una firma, ma la matita mi scivolava via. Lì
mi sono cercata e mi sono sentita lontana come mai prima, spaventata,
sola.
Il mio sonno era per tutti, all'improvviso.
Belly, 1999. materasso
con ombelichi. Silicone
New York, 18 agosto
2000
Cara Paola,
si respira finalmente dopo il caldo estivo; si sente puzza, di
sporco, di gente, di mangiare, di vita affannata e ogni tanto
incontro corpi per terra di gente che vive li, sola o in compagnia,
persa in storie di amore e di disperazione su quei marciapiedi.
Ci sono sacchi dappertutto pieni d'immondizia; formano alte montagne
di cose appartenute un giorno a qualcuno e ora lì per strada
a formare cumuli di oggetti che non si vogliono più. Potrei
stare ore seduta a guardare la vita che passa, a seguire con lo
sguardo tutti quei piedi che calpestano velocemente quello che
gli capita sotto.
L'autunno è alle porte e il suolo si copre di foglie di
ginko. Si tratta di un albero longevo, forte e resistente all'inquinamento
del XX secolo; le sue foglie sono delicate, leggere come petali,
morbide come la pelle; il loro colore autunnale contrasta con
il grigio della strada, con la decadenza di questa città,
così satura dell'energia di chi per lungo tempo l'ha abitata.
Amo questo mondo di persone sole, la vita in tutti i suoi aspetti;
forse amo proprio la potenza della gioia e del dolore, della sopravvivenza
e dell'indifferenza.
Amo essere lontana da tutto quello che conosco e dover ricominciare
da capo, con nuovi ritmi e piccole cose, come fare il bucato nelle
laudrette o lavarsi in bagni di altri, dormire su materassi
raccolti e mangiare sul tavolo di chissà chi, nella città
dove tutto è di tutti una volta che finisce in strada........

Memories, 1999. Silicone
New York, 2 novembre
2000
Ciao Fa,
tu non sai che ho raccolto tre uccellini morti per strada, erano
lì, sdraiati, come se prendessero il sole e mi spaventava
toccarli, poi proprio per questo ho vinto la paura affascinata
dal loro mistero. È tutto il giorno che ho nella borsa
tre uccellini morti e quando ci penso provo una strana sensazione;
e' incredibile, quello che rimane non è il corpo: c'è
più morte che corpo. Si potrebbe dire che avevo un po'
di morte in borsa.
Ho mangiato in un decadente ristoro indiano dove tutti sorridevano
ai miei capelli verdi, mentre io pensavo unicamente a cosa nascondevo.
L'ho mostrato solo a una persona per vedere l'espressione spaventata
e triste del suo volto. Un uccello morto rappresenta la vita che
se ne va, forse perché si pensa agli uccelli come ad animali
liberi e leggeri, simbolo di libertà e di vita. L'anima
vola via e la morte rimane. Adesso vado da loro, ad affrontare
questa situazione alla quale non mi sono ancora abituata. -Luisa
Rabbia

The last autumn days,
2000. 160 diapositive animate con dissolvenza incrociata. Veduta
dell'installazione all' ISCP, New York
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